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Ipotiroidismo Nel Cane

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Ipotiroidismo Nel Cane Una Patologia Da Considerarsi Nella Diagnostica Differenziale di Molteplici Quadri Clinici

L’ipotiroidismo del cane è una delle disendocrinie più frequentemente diagnosticate e sovra-diagnosticate nella pratica clinica. L’esordio lento, insidioso e i diversi apparati potenzialmente coinvolti, determinano un quadro clinico non sempre chiaro e, soprattutto, la necessità che tale patologia debba essere considerata nella diagnostica differenziale di molteplici quadri clinici.

Il Quadro Clinico E Le Alterazioni Anatomo-Funzionali Che Coinvolgono La Ghiandola Tiroidea

I segni clinici dell’ipotiroidismo sono spesso poco specifici ed insidiosi, da una parte perché le alterazioni anatomo-funzionali che coinvolgono la ghiandola tiroidea presentano una evoluzione generalmente lenta, dall’altra perché gli ormoni tiroidei sono in grado di influenzare l’attività di diversi organi ed apparati.

Vediamone alcuni:

Segni metabolici – Questi segni clinici sono attribuibili ad un rallentamento del metabolismo: letargia, ottundimento del sensorio, intolleranza all’esercizio fisico, intolleranza al freddo ed incremento ponderale non associato ad un incremento della razione introdotta.

Segni dermatologici – Sono presenti nel 60-80% dei casi. Gli ormoni tiroidei sono indispensabili per un normale ciclo del pelo. La loro carenza determina una fase telogenica prematura ed assai duratura. Ciò si ripercuote sulla qualità del mantello: pelo fragile e secco, eccessiva caduta con ricrescita assente e conseguente comparsa di aree alopeciche. L’alopecia è generalmente bilaterale e simmetrica, localizzata principalmente sulle parti laterali del tronco o ventralmente al torace. La coda è frequentemente interessata ed assume la fattezza di “coda di topo”. Generalmente testa ed arti vengono risparmiati. La perdita del sottopelo può conferire un aspetto da cucciolo. Il colore del mantello può andare incontro a diluizione. Inoltre, la diminuzione degli acidi grassi, delle prostaglandine E2 e l’atrofia delle ghiandole sebacee determina la presenza di forfora, seborrea secca o oleosa, comedoni, ipercheratosi, iperpigmentazione.

Medical-Evidence-Ipotiroidismo-Cane-Stanco-intolleranza all’esercizio fisico, intolleranza al freddo.

La presenza di prurito può essere secondaria a follicoliti, piodermiti, foruncolosi o alle complicanze da malassezia e demodicosi. Possono essere presenti gravi otiti ceruminose e difficoltà nella cicatrizzazione. Raramente, la deposizione di acido ialuronico nel derma può dare luogo ad mixedema localizzato soprattutto a livello di palpebre, guance e testa.

Segni neurologici – L’ipotiroidismo può avere ripercussioni sia a livello centrale che periferico; queste sono determinate da demielinizzazione ed assonopatie. La manifestazione neurologica più frequente è la polineuropatia periferica. Questa si manifesta spesso come debolezza ed intolleranza all’esercizio fisico, paresi, paralisi, deficit propriocettivi, deficit dei riflessi spinali. Deficit a carico dei nervi cranici (V, VII, VIII) concomitanti ad alterazione delle reazioni posturali o dell’andatura, disfunzioni vestibolari centrali e periferiche possono suggerire la presenza di una disfunzione tiroidea.
I segni relativi ad una disfunzione cerebrale sono più rari: profondo abbattimento del sensorio fino allo stupore, disorientamento, convulsioni, maneggio possono anche essere conseguenza di una neoplasia ipofisaria (ipotiroidismo secondario); il coma può essere la conseguente di mixedema.9 Si sottolinea che la percentuale delle crisi convulsive riconducibili ad ipotiroidismo sembra essere inferiore al 3%. Nonostante sia ritenuta rara nel cane, l’aterosclerosi da iperlipemia potrebbe essere causa o concausa di alcune alterazioni sia a livello del SNC che dell’apparato cardiovascolare. Nonostante la paralisi laringea ed il megaesofago siano riportati in presenza di ipotiroidismo, è necessario sottolineare che tale relazione è ancora in discussione, viste le incostanti remissioni dei segni clinici riferibili a tali patologie a seguito del trattamento ormonale. È stata riportata anche la concomitanza di ipotiroidismo e miastenia; in questi casi la debolezza muscolare ed il megaesofago conseguenti alla miastenia sono stati esacerbati dall’endocrinopatia.
Anche miopatie e zoppie monolaterali sono state attribuite ad ipotirodismo e ritenute espressione di neuromiopatie più generalizzate (caratterizzate dalla perdita di miofibre di tipo II).
In corso di ipotirodismo sono anche riportati disturbi del comportamento quali aggressività e disfunzione cognitiva.

Segni cardiovascolari – L’ipotiroidismo raramente causa deficit miocardici importanti nel cane ma è sicuramente in grado di esacerbare le patologie sottostanti, per cui è importante procedere ad una attenta valutazione dei pazienti soprattutto se a rischio di cardiomiopatia dilatativa. Bradicardia sinusale, itto fievole, ipovoltaggio del QRS, onda T negativa, ipocontrattilità miocardica sono segni riscontrabili.

La diagnosi

La diagnosi di ipotiroidismo non sempre è semplice da formulare. Ci si avvale quindi della diagnostica di laboratorio che, pur con le sue limitazioni, rende possibile la formulazione di una diagnosi in assenza di procedure invasive. La diagnostica per immagini avanzata è per ora poco accessibile, ma viene ritenuta un gold standard.

Il trattamento

Il trattamento dell’ipotirodismo è relativamente semplice ed i risultati possono essere eclatanti.
Il trattamento consiste nella somministrazione di levotiroxina sodica. Il trattamento andrà protratto per tutta la vita del soggetto. La posologia è sensibilmente più elevata rispetto a quella utilizzata nell’uomo a causa del minore assorbimento a livello gastroenterico che si verifica nel cane. Si calcola che la biodisponibilità, a seguito della somministrazione orale, vari dal 10% al 50%. Questo implica un’accurata informazione del proprietario per evitare equivoci ed incomprensioni all’atto della prescrizione della terapia.

Inizialmente la posologia utilizzata è di 10-20 μg/kg ogni 12 ore per via orale, fino ad un massimo pari a 0.8 μg/kg ogni 12 ore. Alcuni Autori ritengono che la somministrazione ogni 12 ore sia quella in grado di determinare la migliore risposta al trattamento iniziale e consigliano adottare la mono-somministrazione solo successivamente, a seguito di un attento monitoraggio. In veterinaria è disponibile anche una preparazione commerciale nelle cui indicazioni vi è la mono-somministrazione giornaliera; questa ha una maggiore biodisponibilità rispetto alle compresse. È consigliabile somministrare il farmaco lontano dai pasti che potrebbero interferire con l’assorbimento.

Il monitoraggio richiede controlli a 4 settimane dall’inizio del trattamento o ogniqualvolta si modifichi una posologia, mentre sono sufficienti controlli 2 volte all’anno in caso di buona risposta al trattamento terapeutico.

Generalmente la letargia e la depressione del sensorio di risolvono in 2 settimane, mentre le alterazioni ematologiche ed ematochimiche migliorano in 4-6 settimane, così come i segni clinici dermatologici. Il mancato miglioramento delle condizioni cliniche può avere diverse causa: una mancata compliance del proprietario, una posologia non appropriata per quel paziente, un errore diagnostico (l’ipotiroidismo è una endocrinopatia spesso sovra-diagnosticata). Anche il TSH potrebbe essere utile nel monitoraggio, in quanto la sua normalizzazione conferma che gli ormoni somministrati inibiscono in maniera appropriata l’asse ipotalamo-ipofisi tiroide.

 

Articolo tratto dalla lezione del Percorso Formativo Missione Veterinario, “L’ipotiroidismo nel cane” della Dr.ssa Paola Scarpa, MedVet, Ph.D. Università degli Studi di Milano.

 

 

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